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Tutto ciò che riguarda le cellule staminali, protagoniste della emergente medicina rigenerativa, suscita oggi grandi aspettative.
Sono cellule dotate infatti di straordinarie capacità autorigeneranti e virtualmente in grado di dar luogo a qualsiasi cellula e tessuto.
Il nome «cellule staminali», mutuato dal mondo vegetale, indica la capacità cellulare di far derivare, da un germoglio iniziale, l’intera crescita successiva di tutti i tessuti della
pianta.
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Sulla membrana delle cellule dei nostri tessuti si trovano alcune macromolecole, denominate “recettori” che fungono da porta di ingresso per le molecole della matrice cellulare circostante:
quando i recettori vengono a contatto con cellule staminali, le legano a sé formando i cosiddetti “ligandi” ed iniziano con loro un dialogo molecolare per attivare i processi rigenerativi e riparativi.
E’ questa rapida comunicazione tra cellule che stimola le attività biologiche del tessuto e sono proprio le cellule staminali che, mediante un’iniezione di giovinezza, riprogrammano” le cellule più vecchie portandole indietro nel tempo. |
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Poiché la possibilità di utilizzare cellule staminali embrionali di origine umana è attualmente in discussione dal Comitato Nazionale di Bioetica, e la totipotenza delle staminali adulte risulta essere inferiore alla “ultra potenzialità” di cellule molto giovani come quelle embrionali, le ultime ricerche scientifiche nell’ambito delle cellule staminali hanno focalizzato l’attenzione sull’utilizzo delle cellule staminali di origine vegetale.
Anche le piante possiedono infatti delle popolazioni di cellule staminali, le cosiddette cellule meristematiche apicali che costituiscono il tessuto embrionale vegetale (o meristema) e che si trovano all’apice della radice o delle gemme dove avviene la divisione che permetterà
lo sviluppo delle parti adulte degli organi vegetali.
Le piante sono organismi di una plasticità incredibile.
Si adattano normalmente a cambiamenti di ambiente, luminosità e temperatura. Restano sotto il sole a temperature tropicali e a temperature di molti gradi sotto lo zero e nonostante subiscano tagli e potature, ricostruiscono foglie, fiori e fusti senza problemi, inoltre, e a differenza degli animali, hanno la capacità di riformare un intero organismo partendo da singoli gruppi cellulari totipotenti.
Le staminali vegetali spesso sono in uno stato “letargico” (ad esempio, durante il periodo invernale), ma basta indurre uno shock per dare il via all’energia vitale e ai principi attivi deputati alla neorigenerazione cellulare.
Secondo recenti studi di un’equipe italiana, alla base dello sviluppo degli organi vegetali, partendo dalle cellule staminali dei meristemi, vi è un elaborato equilibrio tra Auxina e Citochinina, due ormoni vegetali che controllano sia la velocità che la continuità della differenziazione.
Le cellule staminali vegetali hanno dunque la caratteristica unica di continuare a riprodursi con immutata vitalità e senza “decadere” o rallentare il proprio turn over cellulare negli anni, come invece avviene per le cellule staminali degli animali, ma sempre mantenendo bioattive le proprie macromolecole. |
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Se gli anni Novanta e i primi anni del terzo millennio sono stati l’era delle formule anti-age sulla difesa delle macromolecole cellulari, ora si apre l’era pro-age, sui meccanismi di ricostruzione cellulare.
Così, mentre la maggior parte delle persone si chiede ancora cosa esattamente siano le cellule staminali e come possano essere utilizzate, l’industria cosmetica ha già ideato i primi prodotti a base di staminali ed i laboratori di Lungavita hanno sviluppato un trattamento che riguarda l’azione delle cellule meristematiche vegetali sulla pelle senescente.
Grazie ad un innovativo processo biotecnologico mediante il quale, da espianti di tessuto vegetale si ottiene una massa di cellule vegetali “totipotenti” indifferenziata
o callo, i Ricercatori di Lungavita hanno individuato, in colture di cellule staminali di Leontopodium Alpinum (o Stella Alpina o Edelweiss), un concentrato cellulare dalle straordinarie potenzialità biologiche.
La grandissima capacità antiossidante, rigenerante e citoprotettiva è in grado di salvaguardare l’integrità della matrice extra-cellulare e stimolare i processi di autoriparazione della pelle col risultato di un’efficace azione antinvecchiamento. Studi in vitro su staminali da Leontopodium alpinum alpinum (o Stella Alpina o Edelweiss) (INCI name Leontopodium alpinum meristem cell culture) mostrano una spiccata attività anti-ialuronasica e anti-collagenasica che limita il deterioramento delle macromolecole strutturali dell’epidermide, favorendo la ridensificazione e la rivitalizzazione cutanea. |
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ATTIVITÀ ANTI-IALURONIDASICA
La ialuronidasi è l’enzima responsabile della degradazione dell’acido ialuronico, componente fondamentale della matrice extracellulare del derma cutaneo.
L’acido ialuronico è un polisaccaride fortemente idrofilo che contribuisce all’idratazione e all’elasticità cutanea ed è attivamente coinvolto nei processi di riparazione tissutale. Una carenza di acido ialuronico determina il decadimento del tono cutaneo, la comparsa di inestetismi e segni di invecchiamento.
LEONTOPODIUM ALPINUM STEMS inibisce efficacemente l’enzima ialuronidasi limitando quindi la degradazione dell’acido ialuronico anche a livello della cute.
ATTIVITÀ ANTI-COLLAGENASICA
La collagenasi è il principale enzima responsabile della degradazione del collagene, proteina fibrosa sintetizzata dai fibroblasti e componente più abbondante del derma cutaneo al quale conferisce elasticità e resistenza.
I maggiori fattori ambientali causa di invecchiamento cutaneo, quali radiazioni UV e radicali liberi, inducono anche l’attivazione della collagenasi con conseguente perdita di elasticità della cute e formazione di rughe.
LEONTOPODIUM ALPINUM STEMS inibisce efficacemente l’enzima collagenasi limitando quindi la degradazione del collagene ed il conseguente invecchiamento cutaneo. |
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